Ogni crisi ha i suoi riflettori, ma cosa accade quando l’attenzione si sposta altrove? I minori migranti, spesso raccontati solo nei momenti di emergenza, scompaiono rapidamente dall’agenda sociale, lasciando nell’ombra il loro percorso di crescita, integrazione e sfide quotidiane. Il rapporto “Tra realtà e rappresentazione”, realizzato da UNICEF e Carta di Roma, analizza come i media italiani affrontano il tema. Il risultato è una narrazione parziale e frammentaria.
“Sono bambini, e sono invisibili”, denuncia Nello Scavo, Presidente di Carta di Roma. “Anche quando si parla di loro – prosegue – lo si fa con superficialità e non di rado con disprezzo. La loro voce è raccolta in meno del 14% dei casi“.
I dati del rapporto rivelano una tendenza chiara: oltre il 70% delle notizie sui minori migranti nei telegiornali di prima serata è legato a sbarchi o fatti di cronaca giudiziaria. Solo una piccola percentuale dei servizi si sofferma su percorsi di integrazione, istruzione o successi personali.
Anche il linguaggio utilizzato dai media contribuisce a questa distorsione. Espressioni come “clandestino” o “baby gang” persistono, alimentando un’immagine problematica e stigmatizzante. Secondo il rapporto, il 60% delle notizie associa i minori stranieri a temi di sicurezza o conflitto sociale, mentre meno del 10% racconta esperienze positive di inclusione nella comunità.
L’analisi condotta su piattaforme di social listening (CrowdTangle e BrandWatch) mostra che il web produce circa 5.000 menzioni al mese sui minori migranti, con una diffusione dieci volte superiore rispetto alla stampa e alla televisione. Tuttavia, il dibattito online spesso amplifica la stessa narrativa emergenziale e poco approfondita.
UNICEF e Carta di Roma lanciano un appello ai media affinché si vada oltre l’approccio emergenziale, distinguendo il tema dei minori migranti dalla più ampia questione dell’immigrazione. Tra le raccomandazioni del rapporto: evitare linguaggi stigmatizzanti e semplificazioni eccessive; dare voce ai diretti interessati, raccontando anche esperienze di crescita e successo; garantire una copertura equilibrata, che mostri i percorsi di integrazione accanto alle difficoltà. “Silenziare, scartare, far sparire è il modo più efficace per negare un fenomeno – conclude Scavo – Affrontarlo solo nei momenti di crisi, tanto nei media quanto nella politica, significa lasciare queste storie senza un volto e senza un futuro“.