A poco più di due mesi dall’inizio dell’anno, in Italia sono già 13 i casi di femminicidi, lesbicidi e omicidi a danni di persone trans registrati dall’Osservatorio Nazionale di Non Una Di Meno, aggiornati all’8 marzo 2025. Un dato che conferma la persistenza strutturale della violenza di genere, come evidenziato dalle attiviste.
Nel dettaglio, si contano 8 femminicidi, un suicidio di una donna, un suicidio di un uomo trans e 3 casi in fase di accertamento. A questi si aggiungono almeno 9 tentati femminicidi riportati dalle cronache online.
Tutti i casi rientrano nella definizione adottata dall’Osservatorio: “morti indotte da dinamiche di potere e violenza patriarcale”.
L’Osservatorio Femminicidi, Lesbicidi e Trans*cidi (FLT) è uno strumento collettivo promosso dall’associazione Non una Di Meno per “monitorare, raccontare e denunciare” le uccisioni legate alla violenza di genere. A differenza di altri osservatori istituzionali, NUDM adotta un approccio politico e inclusivo, che considera come vittime anche persone trans, non binarie e intersex.
L’Osservatorio registra anche suicidi indotti da violenza sistemica e omicidi indiretti, come quelli di persone coinvolte nel tentativo di fermare l’aggressore. Il monitoraggio non si limita ai numeri, ma raccoglie informazioni sulla storia personale delle vittime, sulle modalità dell’uccisione e sul contesto socio-relazionale, offrendo uno sguardo critico e complesso sul fenomeno.
Oltre al lavoro di documentazione, l’Osservatorio promuove azioni simboliche e pratiche di memoria collettiva, come l’installazione di pañuelos, matrioske e oggetti simbolici nei luoghi dove si consumano i femminicidi, in diverse città italiane.
Nel 2024 i casi registrati dall’Osservatorio erano stati 114, tra cui 97 femminicidi e altri episodi connessi alla violenza di genere.
Anche la narrazione pubblica ha un ruolo. L’Osservatorio critica le rappresentazioni mediatiche che spesso attribuiscono gli omicidi a “raptus” o “gelosia”, contribuendo a normalizzare la violenza e spostare l’attenzione dalle responsabilità sistemiche.
Il lavoro dell’Osservatorio di NUDM parte da una convinzione: “Il femminicidio non è un gesto individuale né un’esplosione di follia, ma un atto coerente con un sistema che vuole controllare, possedere e cancellare l’autodeterminazione. Contrastarlo richiede un impegno politico, culturale e collettivo. Non accettiamo – concludono le attiviste – le giustificazioni d’amore, follia o gesto estremo. Vogliamo contarci vivə”.