I dazi annunciati dal Presidente americano Donald Trump rischiano di costare caro all’Italia. Proprio la forza dell’export italiano negli Stati Uniti, dove arriva oltre il 10% delle esportazioni nazionali, potrebbe trasformarsi in un boomerang per l’economia del Paese.
Secondo le stime dell’Osservatorio economico del Governo, nel 2024 l’Italia ha esportato beni per oltre 64 miliardi di euro negli Usa, seconda in Europa solo alla Germania. Rispetto al 2019 si registra un aumento del 42%, ma ora il rischio è che questa crescita venga azzerata da una stretta che potrebbe rivelarsi micidiale.
L’Istat individua 3.300 imprese italiane potenzialmente vulnerabili alla nuova ondata di protezionismo americano. Si tratta soprattutto di aziende attive nei settori farmaceutico, meccanico (come turboreattori), gioielleria, cibo, vino, olio e mobili.
Secondo il Centro studi di Confindustria, il peso degli Stati Uniti sull’export italiano è massimo per le bevande (39% delle vendite extra-UE), gli autoveicoli (30,7%), i mezzi di trasporto (34%) e la farmaceutica (30,7%). In caso di dazi al 20%, la Svimez stima una caduta delle esportazioni tra il 13,5% e il 16,4% per l’agroalimentare, il farmaceutico e la chimica. Moda e mobili potrebbero limitare i danni a un -2,6%. Secondo Coldiretti, solo il vino italiano rischia 6 milioni di euro al giorno di perdite.
Le regioni italiane non saranno colpite in modo uniforme. Liguria, Campania, Molise e Basilicata hanno negli Usa il loro primo mercato estero. Tuttavia, per volume di esportazioni, guidano la classifica Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. Secondo la Cgia di Mestre, le regioni del Sud – in particolare Sardegna, Molise e Sicilia – sono tra le più vulnerabili, a causa di una scarsa diversificazione dell’export.
Le simulazioni dell’Svimez stimano che dazi generalizzati al 10% causerebbero una perdita dello 0,1% del Pil, 27mila posti di lavoro in meno e una riduzione dell’export del 4,3%. In caso di dazi al 20%, l’impatto sarebbe quasi doppio. Un’analisi di Prometeia calcola per l’Italia una perdita potenziale tra i 4 e i 7 miliardi di euro, a seconda della tipologia e dell’estensione dei dazi.