Pil in crescita solo dal 2026: le previsioni di Confindustria

Ministero dell’Economia e delle Finanze

La ripresa dell’economia italiana rallenta ancora. Il Centro Studi di Confindustria rivede al ribasso le stime sul Pil per il 2025, che scende dal +0,9% previsto in autunno a un più modesto +0,6%. Solo nel 2026 si prevede una ripartenza più solida, con una crescita dell’1%. È lo scenario tracciato nell’ultima analisi congiunturale, che fotografa un’Italia intrappolata in un clima di incertezza definito “al massimo storico”.

Secondo gli economisti di via dell’Astronomia, il rallentamento è legato in gran parte alle tensioni internazionali, in particolare alla guerra commerciale innescata dall’aumento dei dazi annunciato dagli Stati Uniti. Il report evidenzia come eventuali nuove misure protezionistiche possano ridurre ulteriormente la crescita, fino a un +0,2% nel 2025 e +0,4% nel 2026 nello scenario peggiore.

Nel quadro attuale si contrappongono fattori positivi e negativi. Da un lato, il calo dell’inflazione, la crescita dell’occupazione e la ripresa delle retribuzioni reali offrono segnali incoraggianti. Dall’altro, il rincaro dell’energia e l’impatto dei dazi mettono a dura prova imprese e famiglie. Gli investimenti in impianti e macchinari restano deboli e la spinta del Piano Transizione 5.0 appare limitata. Sul fronte della domanda interna, il motore della crescita saranno i consumi. Gli investimenti restano fermi nel 2025 ma potrebbero risalire nel 2026, mentre l’export contribuirà in modo marginale. Le costruzioni sono previste in calo, ma i fondi del Pnrr – stimati in 65 miliardi tra il 2025 e il 2026 – offriranno un sostegno rilevante, soprattutto nelle opere pubbliche.

Il Centro Studi prevede anche un miglioramento dell’efficienza del lavoro e della produttività, dopo anni difficili. Il tasso di crescita dell’occupazione si stabilizzerà in linea con il Pil. Le retribuzioni reali continueranno a recuperare terreno, pur restando sotto i livelli pre-crisi. Quanto ai conti pubblici, il deficit è stimato al -3,2% nel 2025 e al -2,8% nel 2026. Un andamento che potrebbe permettere all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo nel 2027. Tuttavia, il debito pubblico continuerà a salire: dal 137% del Pil nel 2025 al 137,6% nel 2026. La fotografia finale è quella di un’Italia in attesa. L’economia tiene, ma senza slancio. E solo dal 2026, avverte Confindustria, la crescita potrà tornare davvero a correre.