Le Nazioni Unite, nel 2007, hanno lanciato la campagna ufficiale “Greening the Blue”, finalizzata a rendere le proprie operazioni più sostenibili, integrando la gestione dell’ambiente e delle risorse naturali nella pianificazione delle operazioni di peacekeeping.
Il progetto richiede che in ogni missione venga definita la politica ambientale, siano stabiliti gli obiettivi, le misure di controllo da attuare per tutta la durata delle operazioni e venga implementato un piano di gestione delle emergenze per le crisi ambientali, al fine di minimizzare l’impatto sull’ambiente delle attività svolte nell’ambito del mandato.
I settori-chiave identificati sono: rifiuti, energia, acqua, sostanze pericolose, animali e piante, cura del patrimonio storico e culturale.
L’ONU ha avviato anche progetti nel settore delle energie rinnovabili al fine di ridurre le proprie emissioni di gas a effetto serra e aiutare le regioni in cui vengono condotte le Operazioni ONU di peacekeeping a soddisfare il proprio fabbisogno energetico.
Ne è un esempio la Missione Unifil in Libano, alla quale contribuisce in maniera determinante l’Italia, considerata come la missione che ha fatto i maggiori progressi nell’introduzione di pratiche ambientali, con iniziative che vanno dall’uso delle auto elettriche presso l’HeadQuarter a Naqoura, all’uso di impianti ad alta efficienza energetica e alla realizzazione di strumentazioni per il riciclaggio per bottiglie di plastica, lattine e vetro.
Altri elementi di grande supporto alla missione militare sono l’uso sostenibile delle risorse idriche e i progetti ad impatto immediato (Quick impact projects), utilizzati nelle missioni di peacekeeping per stabilire e aumentare la fiducia della popolazione nel mandato conferito alle Nazioni Unite.