Dazi USA, il PD: “reagire come UE, in modo mirato e proporzionato”

Antonio Misiani (PD)

Antonio Misiani, Responsabile Economia nella Segreteria Nazionale del Partito Democratico, ha riassunto il punto di vista del Partito Democratico sulle misure adottate dalla Casa Bianca nei confronti dei Paesi esportatori negli Stati Uniti: “Il “liberation day” con cui Trump ha dato il via alla guerra commerciale più stupida della storia sarà ricordato come una giornata nera per l’economia mondiale. I danni saranno enormi, sia per i Paesi colpiti (tra i quali l’Italia, che con gli USA ha registrato nel 2024 un surplus commerciale di 39 miliardi, il secondo in Europa dopo la Germania) che per gli Stati Uniti”.

Maisani aggiunge: “Stare fermi, per l’Europa, non è un’opzione praticabile.
Bisogna reagire: con una voce unica europea, con la schiena dritta, in modo mirato e proporzionato. Con un obiettivo preciso: costringere Trump a negoziare, scongiurare una guerra commerciale senza limiti e evitare la delocalizzazione di produzioni manifatturiere dall’Europa verso gli USA.
Parallelamente, l’Europa deve lavorare per aprire nuovi mercati e rafforzare le relazioni commerciali con il resto del mondo: i Paesi del Golfo, la Cina, l’India, l’Africa, l’America latina

In questa prospettiva – spiega Misiani – il trattato di libero scambio con i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay) va ratificato, prevedendo adeguate compensazioni per gli agricoltori. La sfida di fondo è ripensare in profondità il nostro modello di sviluppo, da decenni basato sulle esportazioni e la svalutazione del lavoro come fattore di competitività. Se la globalizzazione è al tramonto, sarà necessario puntare di più sul mercato interno. Quello europeo, che va completato abbattendo le barriere – che secondo il FMI equivalgono a dazi impliciti del 44% per le merci e al 110% per i servizi – e mettendo in campo un grande piano di politica industriale della UE. Quello nazionale, che va rivitalizzato attraverso scelte molto nette per l’aumento dei livelli salariali, la redistribuzione dei redditi, gli investimenti pubblici e privati. Non sarà un percorso facile. Ma è un percorso obbligato.”