Borsa: l’UE brucia 422 miliardi di euro grazie ai dazi USA

Dopo una partenza che nella giornata di ieri aveva già fatto prevedere il peggio. Con quasi tutte le borse con segno negativo e con gli unici titoli a essere in positivo quelli difensivi dell’energia, ieri sera si è concluso il giovedì nero della settimana economica finanziaria.

Le Borse europee, infatti, ieri hanno bruciano oltre 422 miliardi di euro in un solo giorno. Questo, infatti, è stato il saldo della prima seduta che ha seguito l’annuncio sui nuovi dazi USA da parte del Presidente Donald Trump. 

Piazza Affari ha chiuso malissimo, con una perdita di 3,6%.  Non sono state da meno le Borse europee con Parigi che ha ceduto il 3,31% a 7.598 punti e Francoforte il 3,01% a 21.717 punti. 

Migliori, ma sempre in rosso, sono state le risposte  piuttosto caute di Londra con un -1,55% a 8.474 punti e la Borsa di  Madrid con -1,08% a 13.192 punti. 

Perdite importanti si sono registrate per alcune primarie aziende americane come la Nike che ha perso oltre il 10% o la Apple che ha perso l’8,2%. L’Italo francese Stellantis per fronteggiare l’attacco commerciale degli Stati Uniti con l’imposizione dei dazi, ha addirittura sospeso la produzione delle proprie fabbriche tra Canada e Messico avendo registrato nella giornata di ieri, la pesante perdita del 6,1% circa.

Nel giovedì nero di ieri il settore bancario è stato senza dubbio il più colpito: Unicredit -6,96%; Intesa Sanpaolo -6,96%; Banco Bpm -5,59%; Banca Popolare di Sondrio -6,94%; Mediobanca -5,23%; Banca Monte dei Paschi di Siena -3,76%.

I dazi impositivi, stabiliti da Donald Trump, colpiscono 160 Paesi, come ritorsione per ciò che Trump afferma “è stato fatto agli Stati Uniti”, ovvero un carico economico a danno degli States pari a circa 700 miliardi di dollari all’anno.

Dal 1891 ad oggi i dazi medi sulle merci importate dagli Stati Uniti che hanno rasentato anche il 40% in quel periodo, sono sempre stati in calo sino al 2024, tranne una parentesi ventennale tra il 1919 e il 1938, per poi ridiscendere sino al mese di febbraio 2025 e risalire, progressivamente, nel mese di marzo, sino all’impennata, con i nuovi dazi decisi il 2 aprile scorso, superando anche il 30%, in alcuni dei Paesi ai quali sono stati imposti.

Secondo Trump l’Europa si sarebbe arricchita alle spalle degli Stati Uniti, perché negli scambi commerciali, gli europei, secondo Trump, hanno venduto agli Stati Uniti prodotti per un valore medio pari a 502 miliardi di dollari, mentre hanno acquistato dagli Stati Uniti prodotti per circa 344 miliardi e la differenza, pertanto, viene considerata un surplus che Trump addebita all’Europa considerandola un furto. Il Presidente, infatti, asserisce che l’UE vende agli USA più di quanto acquista.

Il fatto che deve indurci a riflettere sulle conseguenze di tali misure è, in particolare quello relativo agli effetti dei dazi sui prodotti che ciascun paese vuole esportare, e che non interessano il produttore, ma coinvolgono, principalmente, il Paese di destinazione, e in particolare l’importatore, il distributore, per poi accanirsi, come sempre, nell’anello più debole della filiera: lacquirente.

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