Un grande iceberg, denominato A-84, grande quanto la città di Chicago, all’inizio di gennaio si è staccato dalla piattaforma di ghiaccio George VI nel mare di Bellingshausen in Antartide. Grazie ad alcuni studiosi internazionali, che si trovavano nei paraggi a bordo di una nave da ricerca – R/V Falkor dello Schmidt Ocean Institute, si è scoperto un’inedito ecosistema lì sotto i ghiacci.
I ricercatori hanno navigato fino al punto che consentiva loro di osservare il fondo marino che era stato improvvisamente scoperto. Ai loro occhi l’avvistamento di qualcosa di stupefacente: una foresta di spugne, picnogonidi giganti, pesci, polpi, coralli enormi, anemoni ed eteree meduse di profondità
“Essere lì quando questo iceberg si è staccato dalla piattaforma di ghiaccio ha rappresentato una rara opportunità scientifica“, afferma Jyotika Virmani, Direttrice Esecutiva dello Schmidt Ocean Institute. “I momenti fortuiti fanno parte dell’emozione della ricerca in mare: offrono la possibilità di essere i primi a testimoniare la bellezza incontaminata del nostro mondo”.
Normalmente, gli ecosistemi delle profondità marine ricevono i loro nutrienti dalla superficie del mare, che scendono verso il fondo marino. Ma quest’area è stata coperta da un “tetto” ghiacciato di 500 metri di spessore per un tempo interminabile, il che significa che queste creature hanno dovuto procurarsi le sostanze nutritive in un altro modo.
I ricercatori hanno impiegato 10 giorni per caratterizzare l’ambiente sottomarino a un livello di dettaglio senza precedenti, con l’ausilio di robot sottomarini, sonar, carotaggio dei sedimenti sul fondale e campionamenti dell’acqua. “Le calotte di ghiaccio sono tra gli ambienti più ostili e remoti sul pianeta ed è estremamente difficile penetrare al di sotto di esse”, sottolinea Aleksandr Montelli dell’University College di Londra.
“Non ci aspettavamo di trovare un ecosistema così bello e fiorente“, aggiunge Patricia Esquete dell’Università di Aveiro – Portogallo. “In base alle dimensioni degli animali, le comunità che abbiamo osservato sono state lì per decenni, forse anche centinaia di anni“. I dati raccolti dal fondale marino aiuteranno i ricercatori a capire meglio anche il passato e il futuro della calotta di ghiaccio in risposta ai cambiamenti climatici.