Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha commentato su “X” la decisione del riarmo dell’Europa annunciato ieri dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che ha anticipato le decisioni che verranno prese oggi nel Consiglio straordinario sulla Difesa europea che si svolge a Bruxelles.
L’annuncio dello stanziamento di una ingente quantità di fondi ha suscitato timori per l’incognita della modalità con cui verranno reperiti e certamente a scapito di quelli che erano stati previsti per la coesione, tra cui ad esempio la sanità.
La Presidente ha garantito che verranno stanziati al di fuori del Patto di stabilità e per il nostro Paese e’ un bene. Di certo è una decisione preoccupante, perché non si arma facilmente l’Europa in poche settimane o in pochi mesi. Era, certamente, una decisione che bisognava adottare molti, ma molti anni fa, quando si è deciso di fondare e realizzare il modello politico dell’Unione Europea, timidamente iniziato come accordo economico fra i Paesi membri, temendo che le diversità storiche e culturali di ciascuno Stato non fossero in grado di garantire quell’unione politica istituzionale che caratterizza altri Paesi confederati.
Oggi però, la realtà impone una presa di coscienza della realtà che non può prescindere dalle esigenza di dover difendere adeguatamente i confini nazionali nei quali sono compresi lo spazio aereo, marittimo e terrestre. Certamente non saremo mai in grado di competere militarmente con le tre grandi potenze mondiali, ma i moderni e avanzati sistemi di difesa possono consentire al nostro paese, con il sostegno dei ventisette Paesi dell’Unione, di poter quantomeno fronteggiare le folli e tuttavia realistiche mire di espansione dei domini strategici ed economici delle grandi potenze e che potrebbero derivare dalla rottura di equilibri internazionali, oggi più precari che mai.
Le nostre Forze Armate, che sono state impegnate nel corso di questi ultimi decenni nelle missioni internazionali di peace keeping, in aree geografiche fuoriuscite da cruenti conflitti interni, ha fatto sì che i nostri militari siano stati apprezzati per le capacità messe in campo per il mantenimento della pace di quei popoli, utilizzando gli strumenti della ragione, del cuore e della solidarietà, ben sapendo di agire in un contesto di elevata criticità e di essere inseriti in un’Alleanza transatlantica in grado di esprimere al meglio le proprie capacità militari di difesa e se necessario di attacco, qualora ce ne fosse bisogno.
Oggi questa sinergia politica e operativa rischia di venire meno e pertanto occorre ricreare un sodalizio alternativo tra i Paesi europei, Italia compresa, che possa garantire la sicurezza degli Stati europei. Per questo purtroppo non bastano più la ragione, il cuore, la capacità di ascolto, di accoglienza e lo spirito di solidarietà, ma sebbene faccia ribrezzo dirlo, servono le armi.
Di seguito ripubblichiamo il post integrale scritto dal Ministro della Difesa Guido Crosetto sul proprio profilo “X”, che illustra la posizione dell’attuale Governo italiano su un tema così delicato e lo fa dando un giudizio più da cittadino che da rappresentante delle Istituzioni, da uomo, da padre, da italiano che, in questo momento, per la carica che ricopre, ha l’obbligo di dover garantire al proprio Paese i minimi margini di sicurezza e di difesa.
“Viviamo un momento storico e geopolitico drammatico, denso di criticità – scrive il Ministro – Le notizie quotidiane ogni giorno superano ormai il livello di guardia, creando e moltiplicando ansia, paure e confusione. Ecco perché, davanti a questo scenario epocale, davvero non riesco a capire come sia possibile che il “tema” della Difesa e della deterrenza di una nazione (di un’alleanza, di un’unione), possa diventare un terreno su cui scontrarsi per qualche 0, in più nei sondaggi delle prossime settimane.
Il tema della sicurezza e della difesa di una nazione è, per chiunque voglia guardarlo senza pregiudizi, uno dei prerequisiti della stessa esistenza di un Paese libero, democratico, dotato di una Costituzione, di principi, valori . Per questo è necessaria una corretta informazione che poggi sui numeri e sulla realtà, anche cruda e dura.
La “Difesa” di un Paese e’ la sola, unica, garanzia della libertà e della democrazia di quel Paese. Un pre-requisito senza il quale non esiste uno Stato, una comunità nazionale o sovranazionale, che dir si voglia.
Gli Stati purtroppo non si difendono “‘mettendo i fiori nei cannoni”, ma con Forze Armate preparate. Non solo nessuno Stato ma nessuna organizzazione internazionale, dalla Ue passando per la NATO e fino all’Onu, si è mai pensato o sognato di immaginare l’esigenza di far rispettare i principi del proprio diritto interno e internazionale senza utilizzare anche le forze armate. Per questo motivo tutte le nazioni hanno una loro difesa. Dire il contrario è smentito dalla realtà.
Rinunciare a difendersi o appaltare totalmente a terzi la propria difesa significa una cosa sola: diventare irrilevanti completamente e a ritrovarsi inermi verso qualsiasi minaccia esterna di qualsiasi tipo. La Storia insegna questo.
Gli Stati, le organizzazioni sovranazionali e internazionali, persino le rivoluzioni, le resistenze alle Dittature e le vittorie della Libertà contro la Tirannia si sono fatte e si sono rese possibili e concrete con le armi e con il sacrificio di tanti cittadini che volevano vivere ma volevano di più la libertà.
Ecco perché l’obiettivo di un Governo e dell’intero parlamento, democratico come il nostro non può che essere quello di costruire una difesa che dissuada qualunque possibile attore ostile ad attaccare l’Italia. E quando dico “attaccare l’Italia” non intendo indicare chissà quali luoghi “di Potere”, ma scuole, asilo nido, ospedali, vita e convivenza civile di liberi cittadini che hanno diritto a vivere in pace e sicuri, nel loro Paese.
Da soli, purtroppo, non bastiamo. Questa è la cruda verita’.
Per questo abbiamo scelto di aderire alla NATO. Lo abbiamo fatto nel lontano 1949 con una scelta che ha impegnato alcuni dei nostri migliori e più alti padri costituenti: De Gasperi, Sforza, Einaudi e molti altri. Erano uomini diritti, coraggiosi e liberi: cattolici, liberali, repubblicani, azionisti. Il fiore della politica e della cultura di allora che seppe far uscire l’Italia dal disastro della guerra e della dittatura. Questo patto, da allora sempre rinnovato, e – vorrei ricordarlo – da Governo di ogni colore politico, richiede oggi uno sforzo in più, e cioè che ognuno, ogni Paese membro di quella alleanza, faccia la sua parte. Noi, come Italia, dobbiamo fare la nostra. La parte “europea” della NATO sarà anche, in questa prima fase, il punto di partenza per la costruzione di una comune difesa europea.
Non esiste concorrenza tra la costruzione di una difesa nazionale (solida ed un relativo piano di difesa nazionale, militare e civile) e una Unione Europea della Difesa che deve nascere dall’esperienza e della lezioni imparate costruendo quella della NATO, che resta l’alleanza di difesa più credibile e deterrente.
Costruire difesa europea vuol dire, semplicemente, assumere le basi e la logica del “modello NATO” e farlo camminare con gambe proprie ma in totale sinergia tra Ue, NATO e nazioni. Per difendersi non bisogna “attaccare”, ma sapersi difendere al meglio di se stessi e con tutte le proprie forze”.